Adesso l’ultimo ritrovato della comunicazione politica si chiama “voto utile”. Ed è uno dei – tanti a quanto pare – punto di contatto della strategia politica di Veltroni e Berlusconi. Dopo avere, con decisione unilaterale e senza preavviso, messo alla porta i partiti della sinistra in nome di una presunta necessità di stabilità (ma abbiamo già detto che i problemi in realtà sono venuti dal “centro”) e di una dichiarata volontà di un programma omogeneo, Veltroni ha pensato bene di cercare altri alleati, rivedendo un po’ alcuni “principi inderogabili”, ma poi largamente derogati in vista di un possibile recupero di consensi. E così adesso l’omogeneità di programmi e di intenti rischia di andare in malora, ma altre e più alte motivazioni avranno sicuramente giustificato la scelta. Altra anomalia è quella della affidabilità “variabile” degli alleati. Vicina allo zero per il governo nazionale ma da non disprezzare per i governi locali e così – ad esempio – su Roma e provincia (complice il pericolo ballottaggio) si può andare tutti insieme appassionatamente senza preoccuparsi troppo dell’inaffidabilità della sinistra (talmente inaffidabile, che si è digerita anche la miope politica urbanistica e di governo del territorio della Capitale).
Tornando alla politica nazionale bisogna dare atto a Veltroni di avere indovinato la strategia. Prima afferma di non voler fare una coalizione “contro” qualcuno – e in particolare sembra che proprio non la voglia fare contro Berlusconi, diventato improvvisamente un vero baluardo della democrazia - e quindi si libera degli alleati scomodi, però poi surrettiziamente cerca il voto dei loro elettori, presentando lo spauracchio di Berlusconi presidente del Consiglio, anzi facendolo fare ad altri, visto che lui non può scalfire la sua immagine buonista. Un vero capolavoro della strategia, che, accompagnato dallo schieramento mediatico suddiviso tra i due principali contendenti, rende difficile, se non impossibile, alle forze “alternative” ottenere quel tanto di visibilità necessario per spiegare il proprio messaggio politico.
Bisogna dire però che quella del “voto utile” è una vera e propria truffa. Intanto ha fatto bene Casini (al quale bisogna riconoscere un rigurgito di orgoglio del tutto inatteso fino a poche settimane fa) a dire che è preoccupante che prima ancora che inizi ufficialmente la campagna elettorale che si parli di “voto utile” quando sarebbe più opportuno spiegare agli elettori quali siano le proposte politiche e programmatiche che si intendono portare avanti e che se non lo si fa è per la debolezza delle proposte. Io aggiungo che non solo le proposte sembrano deboli, ma si assomigliano in modo preoccupante. E a dirlo non sono io, ma gli stessi contendenti, che si rinfacciano l’un l’altro di essersi copiati i programmi. Ammettendo così, implicitamente, la loro straordinaria specularità. E alla fine ci si chiede quale sia la reale utilità di un voto che può essere indifferentemente dato all’uno o all’altro dei due principali partiti, senza che questo comporti grandi cambiamenti nelle scelte politiche e strategiche per questo paese. Allora il voto utile, se si vuole davvero essere rappresentati sulle scelte importante, diventa un altro. Un voto che possa servire a dare quella rappresentanza in Parlamento necessaria a dare tutela e attenzione ad alcune istanze che nei grandi partiti verranno sicuramente messe da parte in nome del cerchiobottismo tipico delle grandi aggregazioni e che, nel linguaggio veltroniano, è diventata la politica del “ma anche”. Parlare di “voto utile” diventa quindi fuorviante. Il voto non deve essere utile per la coalizione a cui viene dato, il voto deve essere utile per chi quel voto lo dà, e perché sia così ci deve essere una condivisione di contenuti e di valori tra eletti ed elettori. Se manca questo il voto non solo non è utile, ma potrebbe rivelarsi anche dannoso, perché chi se ne è appropriato con questo espediente è molto improbabile che farà sue le istanze di tutti quegli elettori.
3 commenti:
Tullio, non posso che condividere il tuo intervento.
Invece di gridare ai quattro venti e imbrogliare i cittadini con il voto utile, sarebbe il caso che il buonista per niente, Guolter, facesse un salto nel suo armadio a controllare i propri scheletri. Calearo ma anche l'operaio metalmeccanico, Colaninno ma anche la giovane disoccupata, la Binetti ma anche la Boninno, Carra ma anche Di Pietro, ecc. ecc.
Questo sarebbe il voto utile?
I cittadini sapranno votare a Sinistra, quella che non fa compromessi. Ricordo ancora che la lotta di classe esiste, diamine se esiste! Provate a chiederlo ai 7 morti della ThyssenKrupp o a 5 morti di Molfetta. Scusate ho sbagliato, quelli sono morti per turismo.
Maurizio Spezzano
Del resto quello che conta è il contenitore, non il contenuto, come insegna il maestro e mentore di Walter (tal Silvio da Arcore)...
Una vita da precario, il post lo trovare sul blog di cambiarelabico.
Maurizio
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