
Quasi secondo le previsioni, anche se il risultato della Sinistra è ben al di sotto delle aspettative più pessimistiche. Facciamo un passo indietro. Il grande stratega Veltroni si è trovato a dover gestire un precoce ritorno alle urne (di cui tra l'altro è stato uno degli artefici) in una situazione di consenso per le forze di governo piuttosto modesto e in clima di difficoltà tra le - tante in effetti - forze della coalizione. La prospettiva più probabile era, in tutta evidenza, di riunire l'armata Brancaleone per andare a perdere le prossime politiche. Certo l'ipotesi non era esaltante. Ecco allora la trovata - astuta per carità - di Veltroni: andiamo da soli, perdere per perdere tanto vale giocarsi il tutto per tutto e drenare più consenso possibile dai nostri litigiosi alleati. L'abile Uolter sa bene come funziona il mondo della comunicazione e che ha tutta una campagna elettorale da giocarsi su una contrapposizione polarizzata tra lui e Berlusconi. Punta molto sullo stesso antiberlusconismo che è stato (in negativo) l'alibi per liberarsi dei suoi (ex) alleati. L'affermazione suonava più o meno così: non possiamo creare coalizioni contro qualcuno, ma per qualcosa. Se poi si faceva bingo si poteva persino andare al governo. In realtà il vero obiettivo era quello di monopolizzare i posti disponibili per l'opposizione. Fatti i conti il PD ha preso più parlamentari perdendo le elezioni di quanti non ne avesse in questa legislatura in cui le elezioni le aveva vinte (Il PD ha attualmente 194 deputati a cui si devono aggiungere i 17 di Di Pietro, con le ultime elezioni PD e IDV passano a 241).
Dal suo punto di vista il ragionamento - anche se cinico - non fa una grinza. Di grinze ne fa, e molte, invece un principio fondamentale di una democrazia: quello di rappresentanza. Chi rappresenterà quei milioni di elettori che hanno votato (vanamente) per le forze della sinistra escluse dal Parlamento? Ma anche (come direbbe l'ineffabile Uolter) chi rappresenterà gli altri milioni di elettori che hanno votato per il Partito Democratico secondo la vecchia regola montanelliana del "turarsi il naso" di fronte al rischi di mali peggiori? E ancora, chi rappresenterà le istanze dei pacifisti, degli ambientalisti, di chi si batte per i diritti dei lavoratori, contro il precariato, per la laicità dello Stato e via discorrendo? E cosa diranno i miei amici elettori "per caso" del PD quando verrà suggellato l'accordo Veltrusconi per la riforma della legge elettorale con l'obiettivo di azzerare del tutto le minoranze "scomode"?
Sui limiti della Sinistra Arcobaleno possiamo discutere quanto vogliamo. Possiamo parlare dei difetti delle classi dirigenti dei partiti che la compongono (sempre che se ne possa parlare al presente). Possiamo soffermarci sulle modalità di alcune scelte, sui criteri che hanno ispirato alcune decisioni. Possiamo discutere di soli che ridono, di falci, martelli di nomi, loghi, programmi e progetti. Possiamo rimettere tutto in discussione e io sarei sicuramente d'accordo con molti critici. Ma siamo sicuri che sia stato un bene disperdere l'enorme patrimonio di consenso che, sotto il piano culturale prima che politico, dovrebbe riunire il cosiddetto "popolo della sinistra"? A parte i rivoli che hanno portato decimi di percentuale ad accreditare quelli sempre un po' più puri, più bravi e più a sinistra degli altri, che dire di quelli che hanno pensato bene che non andare a votare fosse un segnale da mandare al sistema? e che dire del fatto che il sistema, invece, - per dirla con il commissario Montalbano - se ne catafotte del loro segnale visto che rafforza il proprio potere proprio grazie alla loro astensione?
Quello che è certo è che, da domani, una fetta importante di questo Paese non sarà rappresentata in un Parlamento. Un parlamento che in compenso sarà ostaggio di una forza politica come la Lega Nord, squallida portatrice dei più biechi egoismi e guardata sempre con sufficienza perfino da uno di bocca buona (politicamente parlando) come Gianfranco Fini, il quale, qualche anno fa, ebbe a pronosticare la "fine della Lega" e dichiarò che con Bossi non avrebbe più preso neanche un caffè. A partire da domani infatti il caffè a Bossi Fini lo dovrà probabilmente solo servire. In un'inappuntabile livrea, come si conviene ad un maggiordomo che si rispetti.