martedì 12 febbraio 2008

Veltrusconi: il nuovo che avanza





Per fare un’analisi politica che abbia minimamente un senso è necessario partire da lontano. La data giusta è il 1992. Nel 1992 ebbe fine la X legislatura, l’ultima vera legislatura della prima repubblica e cominciò l’XI legislatura. Una legislatura di transizione. In quel breve periodo (la legislatura durò appena due anni), collassò il sistema politico dei partiti. La principale causa fu l’intervento della magistratura. Era il periodo di “Mani pulite”. Quello che tutti ben sapevano venne alla luce in modo eclatante. C’era un sistema di corruzione e di illegalità nella gestione della cosa pubblica, nel quale i partiti avevano una responsabilità enorme. L’opinione pubblica si schierò immediatamente dalla parte della magistratura. E i partiti che non avevano partecipato al banchetto cavalcarono il sentimento diffuso. Partiti come la Lega Nord e l’MSI esprimevano tutto il loro appoggio alla magistratura, invocando persino la forca per i corrotti. Molti grandi nomi della prima repubblica rimasero coinvolti nelle inchieste. Tra questi Bettino Craxi, che venne condannato con sentenza passata in giudicato. Nella schizofrenia che caratterizza il nostro paese, uno dei suoi più fedeli sodali, Silvio Berlusconi, decise di entrare in politica, facendo propri i sentimenti dell’”antipolitica”, come se lui fosse indenne dai meccanismi e dalle dinamiche che legavano potere politico e potere economico. Nel 1994 Berlusconi vinse le elezioni, ma non riuscì a governare a lungo. Una modesta maggioranza in Senato (era minoranza all’inizio, ma una sapiente attività di “mercato” cambiò le cose) e l’iniziale incertezza della Lega a seguire il vero progetto di Berlusconi, causò una crisi che portò a nuove elezioni nel 1996. Vinse il centrosinistra, governò abbastanza bene, ma fu incapace di risolvere il conflitto di interessi di Berlusconi, di eliminare il duopolio Rai-Mediaset (con la scandalosa questione di Retequattro che trasmette abusivamente su frequenze assegnate ad altri) e di ricostruire quel sistema di garanzie di cui avremmo bisogno. E così, ricondotta a più miti ragioni la Lega, Berlusconi non ebbe difficoltà ad affermarsi nelle politiche del 2001. In cinque anni mise a dura prova il nostro sistema istituzionale, delegittimando giudici, istituzioni e sistema fiscale, modificando le leggi in funzione dei suoi interessi (dal falso in bilancio, alle norme processuali, la legge sulla TV e via dicendo) e soprattutto usando in modo distorto e scorretto il suo grande potere di comunicazione (anche grazie all’occupazione della televisione di Stato). Nonostante tutto questo e nonostante la modifica della legge elettorale il centro-sinistra si è nuovamente affermato nelle politiche del 2006. I due anni della legislatura sono stati molto difficili. La grande disomogeneità della coalizione ha creato non poche difficoltà. La destra ne ha approfittato per puntare il dito sulla presenza di quella che i media hanno definito, con accezione evidentemente negativa, la “sinistra radicale”. Però, nonostante molte scelte del Governo sembrassero più in linea con l’esecutivo precedente che portatrici di quel cambiamento che buona parte dell’elettorato si aspettava (basti pensare all’aumento delle spese militari e al mantenimento della legge obiettivo sulle opere pubbliche), i problemi, al momento di ratificare le decisioni in sede parlamentare sono arrivati quasi sempre “dal centro”. Gli “estremisti di sinistra” hanno sempre sostenuto il Governo, anche quando faceva scelte non condivise. E chi non ha rispettato la linea imposta dalla coalizione, come Turigliatto, è stato espulso dal partito.

I moderati invece hanno fatto più guai di Carlo in Francia. Lamberto Dini è stato eletto nelle file dell’Ulivo (l’attuale partito Democratico), lo stesso dicasi per Viller Bordon (altro fondatore di partiti “fantasma”, quelli vituperati da Veltroni) e per Fisichella (passato da AN alla Margherita). Il perfido De Gregorio (quello che, con i voti della destra, si è fatto eleggere presidente della Commissione Difesa) faceva parte della Lista Di Pietro (alleata del PD). Per non parlare di Mastella (al quale in molti hanno tributato stima e solidarietà nel tentativo di salvare la baracca) che ha deciso di far saltare il Governo per i suoi problemi con la giustizia. Non entro nel merito della questione, ma se nel nostro sistema giuridico vale – giustamente – la presunzione di innocenza, deve valere anche la presunzione di buona fede della magistratura. E se il pubblico ministero ritiene di avere ragioni sufficienti per proseguire l’iter processuale mi sembra corretto che lo faccia. Saranno i vari gradi di giudizio a stabilire eventuali elementi di responsabilità. Altrimenti sposiamo tutti il modello “Berlusconi” che prevede l’impunità per i grandi ladri (falso in bilancio, corruzione, evasione fiscale) e la condanna senza appello dei piccoli malviventi, che creano indubbiamente più allarme sociale, ma che non per questo sono più dannosi dei ladri in doppiopetto.

Cosa succede quindi al nostro sistema politico? Succede che Veltroni ha fatto una scelta importante: ha deciso che Berlusconi è il suo interlocutore privilegiato e che trova sicuramente più argomenti in comune con la politica berlusconiana che con quella della sinistra e degli ambientalisti, troppo scomodi e troppo preoccupati dei contenuti. E anche Berlusconi ragiona in modo speculare. Anche lui ha bisogno di mettere in riga i suoi alleati e questa mossa di Veltroni è per lui un assist incredibile. Fino a poche settimane fa i leader del centrodestra avevano già messo alla porta la supremazia di Berlusconi e avanzavano ipotesi e strategie per il futuro. Fino a quando il capo non ha detto “ragazzi, la ricreazione è finita” e tutti sono tornati prontamente al posto e con la coda tra le gambe. Fini addirittura entrerà nel partito delle libertà, cancellando definitivamente quel po’ di identità politica (e di dignità personale) che gli rimaneva. Del resto la vocazione ancillare di alcuni personaggi era piuttosto evidente e molti ricordano l’intervento al vetriolo nei confronti di Bossi e della Lega, coi quali poco dopo è tornato ad allearsi.

La piena sintonia del duo Veltrusconi è chiara anche dal contenuto dei messaggi. Da Spello (cielo azzurro e montagne verdi a fare da sfondo) il Walter nazionale ovviamente parla di riduzione delle tasse e aumento degli stipendi. Che grande illuminazione politica. Un vero statista d’altri tempi. E tutti i TG asserviti a fare approfondimenti sulle difficoltà degli italiani ad arrivare alla fine del mese. Se poi intervistano la signora impellicciata a piazza Navona (che ovviamente non arriva alla fine del mese) mi viene il dubbio su quali siano i criteri di valutazione economica.

Veltroni - quello che con gli occhi lucidi aveva dichiarato di voler smettere di fare politica al termine del mandato di sindaco (ma poi ovviamente ha prevalso l’”interesse del Paese”) - ha dalla sua il famoso “modello Roma”. Per carità, bisogna riconoscere che governare una grande città non è cosa semplice, ma da una giunta che amministra Roma ininterrottamente dal 1993 ci si sarebbe aspettato qualcosa di meglio su alcuni temi. Mi riferisco a tutto ciò che incide sulla “qualità della vita”. E quindi all’’urbanistica, alla mobilità, alla gestione dei rifiuti. Non mi dilungo in proposito, ma sul piano regolatore sono in molti a temere che, ancora unavolta, si sia data più attenzione alle istanze dei costruttori che ad un governo del territorio più equilibrato; sulla mobilità è evidente che si sia fatto ben poco per incidere sullo squilibrio modale tra pubblico e privato, lasciando uno dei più bei centri storici del mondo in balia delle automobili e dello smog; sui rifiuti stenta a decollare una politica che punti al contenimento della loro produzione e anche la raccolta differenziata è ancorata a livelli molto bassi (16 per cento, la metà rispetto a Milano). Certo è vero che a quel modello, come alle scelte del governo nazionale, hanno dato il proprio assenso le forze della “sinistra”, ma è anche vero che spesso non hanno avuto la possibilità di condizionare concretamente quelle scelte. Qualche volta non si è avuta grinta sufficiente, altre volte è mancata la determinazione. Normalmente ci si è limitati a cercare di impedire i propositi più dannosi ed è per questo che i nostri ex alleati hanno scelto di andare da soli, o con soci più malleabili. Senza rinunciare ovviamente a qualche foglia di fico per avallare le scelte più indigeste. Qualche ambientalista, qualche sindacalista, qualche operaio. Poi non ci saranno più problemi. E sull’energia, sui trasporti, sui diritti dei lavoratori, sulla tutela ambientale, si affermerà un sano pragmatismo operativo, che renderà quelli che noi consideriamo principi e diritti, meri ostacoli da cancellare. E in fretta, perché lo sviluppo non può aspettare. In questo modo la politica del partito democratico assomiglierà sempre più pericolosamente a quella del partito delle libertà. E agli elettori sorgerà un dubbio: perché accontentarsi di una copia quando si può avere l’originale?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Se il buon/giorno si vede dal mattino, allora sta brillando in alto l'ARCOBALENO.
Come primo post credo che tu abbia colto nel segno, anzi hai fatto centro: non fa una grinza la breve cronostoria degli ultimi anni, compresa la politica dello sceriffo romano. Ti posso assicurare che gli appetiti dei costruttori romani sono stati tutti accontentati, esattamente come da noi qui a Labico.
Faccio gli auguri al blog e a noi che ne condividiamo le finalità e gli obiettivi.
Forza Tullio, diamoci da fare che questa volta ci toccherà sudare le sette mitiche camicie. Sarà dura far digerire agli ex alleati che alcuni, molti, non si vogliono arrendere, perchè convinti delle loro ragioni.
La Storia, intendo quella con la S maiuscola, ci darà ragione. Il tentativo veltroniano di annettersi tutto e tutti mi ricorda vagamente un imbianchino austriaco con i baffetti, che diventato Cancelliere di Germania annesse l'Austria al III Reich, il vecchio sogno, scatenando poi un putiferio in giro per il mondo. Anche da noi qualcuno nutre lo stesso sogno di annessione: è il prezzo della democrazia egemonica. Secondo me, non è pensabile riformare la Democrazia senza Democrazia; come dire, che si esporta la pace con la guerra. Come gli americani.
Ah, già gli americani! Non è che poco poco anche Uolter ne sia un grande estimatore?
Maurizio Spezzano

PS: ma per le elezioni, si possono fare gli auguri o bisogna dire in bocca al lupo?

Redazione ha detto...

Finalmente un "luogo" dove lasciar sfogare le anime labicane di sinistra… quella sinistra che ancora esiste – se qualcuno se ne fosse dimenticato perdendosi nei meandri del fin troppo democrastiano Pd, quella radicale (energica, decisa, efficace…), quella che… ancora ne abbiamo bisogno…

Un posto virtuale in cui essere meno pragmatici (nel senso oggi più abusato del termine) e più vicini ai nostri ideali… o almeno liberi di poterlo fare senza sembrare extraterrestri…

Tullio ha detto...

Meglio gli auguri. Io sto dalla parte dei lupi...

Tullio